lunedì 15 settembre 2008

La nostra prima lettera e raccolta firme

Egregio signore
Lorenzo Dellai
PRESIDENTE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Egregio signore
Remo Andreolli
ASSESSORE ALLA SANITA’
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Egregio signore
Mauro Gilmozzi
ASSESSORE ALL’URBANISTICA ED AMBIENTE
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Egregio signore
Tiziano Mellarini
ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA COMMERCIO E TURISMO
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Gentile signora
Marta Dalmaso
ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO


Val di Non, 12 settembre 2007

Siamo un gruppo di famiglie che vive in Val di Non e ci rivolgiamo a voi per una preoccupazione che ci unisce e che sentiamo sempre più forte.
La maggior parte delle abitazioni, gli orti e i giardini, le strade, le aree sportive e ricreative dei nostri paesi sono a stretto contatto con i frutteti ad agricoltura intensiva e con conseguente uso di sistemi antiparassitari. Non c’è attività quotidiana all’aria aperta che si possa considerare esente da tale stretta convivenza. In particolare i più piccoli godono specialmente delle occasioni di vita all’aperto e forse per questo più ci impressiona questa vicinanza quotidiana tra persone e miscele antiparassitarie e diserbanti.
Qualche decennio fa, si dice, vigeva un regime incontrollato di uso dei fitofarmaci, lasciato spesso alla in-consapevolezza del singolo. Fortunatamente negli anni ’90 venne regolamentata la pratica agricola di molti frutti con l’introduzione del disciplinare per la produzione integrata che ha rilanciato il fondamentale ruolo delle tecniche agronomiche tipiche dell’agricoltura di montagna e, soltanto come rimedio estremo, quello dell’uso di fitofarmaci consentendo circa 100 principi attivi. A questo si sono aggiunte numerose ordinanze e regolamenti che regolano l’uso delle spargimento delle miscele antiparassitarie. Per fortuna molto è stato fatto, ma noi vorremmo guardare più al futuro dei nostri figli che agli errori del passato. Si sa che spesso si è critici con gli eventi lontani, ma non si riesce ad essere obiettivi con i comportamenti sbagliati del nostro quotidiano. I danni alla salute ed all’ambiente si rilevano troppo spesso in ritardo ed è difficile in questi casi porvi rimedio.
Sappiamo che la questione è delicata per il nostro tipo di economia, ma siamo convinti che la salute pubblica e il nostro territorio siano gli unici bagagli insostituibili nell’eredità che lasceremo.
Abbiamo osservato che in troppe occasioni le regole faticosamente costruite grazie all’impegno di attori pubblici e privati sono spesso disattese e ciò ha alimentato le nostre preoccupazioni che andremo in seguito a spiegare meglio.
· E’ sotto gli occhi di tutti, turisti e non, che in Val di Non l’attività agricola ha un approccio sempre più industriale (bonifiche agrarie con grossi movimenti di terra, disboscamenti, opere di sostegno in cemento armato ed eliminazione dei muri a secco e delle siepi, perdita di biodiversità, uso massiccio di diserbanti, impianti con cemento, metallo e reti…) con una conseguente perdita di bellezza e di fruibilità del territorio.
· In questi ultimi anni abbiamo osservato che c’è stata quasi una rinuncia all’applicazione delle buone pratiche agronomiche rivalutate dal protocollo e, d’altronde un impiego massiccio di fitofarmaci, anche sulla base delle indicazioni tecniche dell’Istituto Agrario di San Michele All’Adige. Per fare un esempio, nel 2006 lo stesso Istituto ha consigliato 26 trattamenti fitosanitari costituiti principalmente da insetticidi e fungicidi. Supponendo che tutti gli interventi siano stati eseguiti, sarebbero stati sparsi in val di Non qualche centinaio di tonnellate di principi attivi in circa 6.000 ettari (escludendo da tale stima prodotti leggeri quali il polisolfuro di calcio e l’olio bianco).
· Parlando con gli agricoltori abbiamo scoperto che pochissimi conoscono i contenuti del citato disciplinare, mentre tutti si affidano alle indicazioni relative all’uso di fitofarmaci che l’IASMAA periodicamente espone.
· Tale ricorso eccessivo a prodotti fitosanitari e il mancato rispetto delle regole per arginare l’effetto deriva, soprattutto in prossimità di case, asili, campi sportivi, ecc. rende difficoltosa la convivenza tra vita quotidiana all’aperto ed attività agricole.
· A questo si aggiunge la preoccupazione di quanto questo incida sulla salute della popolazione, poiché alcune ordinanze recitano come premessa la seguente frase “…l’imprudente od inadeguato uso degli antiparassitari nei pressi delle abitazioni e strutture pubbliche costituisce grave pericolo per la salute pubblica …”.
· Uno studio sull’effetto deriva ha dimostrato che anche alla distanza di 100 m gli effetti dei fitofarmaci sulla salute della popolazione dovuto al fenomeno della “deriva” non sono trascurabili e che per almeno il 3% dei principi attivi supera la soglia (Lorenzin e Betta 1993).
· Lo studio “Pesticidi nel piatto 2006” di Legambiente ha evidenziato che nella regione Trentino Alto Adige appena il 17% dei campioni analizzati da parte di laboratori pubblici è senza residui, mentre l’83 % dei campioni presenta uno o più residui. Di questi il 7% supera i limiti di normativa. Nelle mele trentine che superavano tali limiti è stato rilevato anche il principio attivo Acephate, non ammesso nel protocollo del 2007.
· Siamo venuti a conoscenza di almeno un caso di avvelenamento di bambino per contatto accidentale con un erbicida (aprile 2007, Tuenno).
· Studi dimostrano che nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni la pericolosità dell’esposizione a fitofarmaci organofosfati (presenti nel protocollo citato) è 4 volte superiore rispetto agli adulti (“Chemical trepass: pesticidies in our bodies and accountability” 2004); l’Organizzazione Mondiale della Sanità calcolava che nel 2005 le sostanze chimiche uccidessero 5 milioni di bambini nel mondo; numerosi altri studi e dati si potrebbero citare.
· L’alimentazione a base di cibi biologici diminuisce notevolmente il carico corporeo di pesticidi (Emory University, 2005), … .
· Tali preoccupazioni stanno emergendo da più parti nella valle, come si legge in diversi articoli apparsi sulla stampa locale. Se ne citano alcuni titoli: Mele: troppi veleni nell’aria (l’Adige 29/07/2007, pag 39), Smog, misuriamo gli antiparassitari (l’Adige 07/08/2007, pag. 50) Allarme pesticidi? (NOS 4/2007 pag 13), Due fitofarmaci hanno ucciso le trote (Trentino, 14/04/2007), ecc.
· Considerata la replica indiretta del consorzio Melinda, apparsa sul quotidiano locale l’Adige del 11/08/2007, che di fronte “alle accuse di eccessi di veleni” di fatto non fornisce alcuna ricerca scientifica che rassicuri riguardo al pericolo per la popolazione e per l’ambiente in seguito all’uso di fitofarmaci.

Sulla base di queste premesse sintetiche chiediamo gentilmente alla Provincia Autonoma di Trento, quanto segue:
1. di promuovere, finalmente, uno studio aggiornato sulla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua in Val di Non, effettuando per esempio delle rilevazioni costanti con centraline di controllo dell’aria all’interno dei paesi e in punti significativi da definire (scuole, asili, ospedali, parchi giochi, campi sportivi …), come avviene per le zone urbane per le pm10.
2. di essere informati su quali effetti acuti e cronici abbia portato nella nostra valle e in questi anni l’impiego massiccio di pesticidi in agricoltura sulla salute pubblica con particolare attenzione ai bambini. Se tali effetti vengono esclusi con totale certezza si chiede di fornire gli studi aggiornati e specifici sulla nostra popolazione che hanno portato a tali conclusioni. In caso contrario si chiede di effettuare degli studi mirati e/o screening sulla popolazione.
3. di far effettuare dalle autorità competenti più controlli per il rispetto dei protocolli e delle ordinanze esistenti.
4. di intervenire con regole di tipo legislativo, ma anche urbanistico, per mitigare la tensione tra la popolazione e l’agricoltura intensiva, con particolare attenzione alle fasce deboli quali bambini, ammalati ed anziani (individuando, per esempio, un perimetro di sicurezza che vieti l’uso di pesticidi e diserbanti, …).
5. di limitare l’espansione dell’agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura più pulita, come quella biologica e di promuovere un ritorno alla biodiversità nelle campagne (ad es. le varietà di mela più rustiche e antiche sono più resistenti alle infezioni rispetto alla golden, per non parlare di tutte le altre colture possibili oltre al melo).

Queste richieste sono state condivise da persone: tali firme sono state raccolte per conoscenza o per incontro casuale in alcuni paesi della Val di Non.
Vi ringraziamo per l’attenzione e per la disponibilità a realizzare le nostre richieste, alle quali chiediamo segua una risposta scritta.
Saremo lieti di incontrarvi, se lo desiderate.

Un gruppo di famiglie della Val di Non




























































































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