Deriva pesticidi e Direttive Comunitarie
Mercoledì 10 dicembre a S. Michele, si è svolto un affollato convegno, presenti tutti i tecnici dell'assistenza tecnica e ricercatori del settore, sul problema della deriva dei prodotti fitofarmaci usati in agricoltura, e della Direttiva Comunitaria che dovrebbe normare il fenomeno. Il problema è complesso e assai studiato, specie sulle coltivazioni erbacee, dove invece degli atomizzatori si usano le barre irroratrici per la distribuzione del prodotto. All'estero sono già stati presi alcuni provvedimenti, il primo riguarda le nuove macchine irroratrici, che devono avere certe caratteristiche, e il controllo sistematico di quelle in uso. In Italia sul controllo siamo molto indietro, i più avanti (controllo atomizzatori) è la nostra regione. E' risultato che la deriva varia molto secondo la micronizzazione della miscela. Più le particelle sono fini, più vanno lontane. I nuovi atomizzatori (basso volume, micronizzazione spinta) pertanto disperdono di più (maggiori rischi di contaminazione ambientale). La norma europea (1660/2002/CE) prevede tra i terreni coltivati e i corsi d'acqua o comunque aree sensibili (abitazioni, strade piste ciclabili ecc.) una zona cuscinetto (buffers zones) che vari secondo alcuni parametri. E quì il grande casino che la norma provocherà, in quanto l'interpretazione di questi parametri non sarà facile e potrà vanificare ogni controllo. Infatti i metri di distanza entro i quali vanno contenuti i trattamenti possono variare a seconda: il vento, la concentrazione del principio attivo, il tipo di macchina e come viene usata (una sola raggiera irrorante, particelle più o meno fini, pressione della pompa, presenza o assenza della ventola o diverso volume dell'aria erogata dalla stessa, getto più o meno mirato (percentuale che raggiunge i bersaglio o si disperde), pertanto assenza o presenza di vegetazione (trattamenti primaverili a secco o su vegetazione completa),ecc. Si punterà molto sul controllo funzionale delle macchine e chi le usa: agricoltori formati e responsabili (sic!). Inoltre su nuove macchine compiuterizzate , con sensori e GPS in grado di valutare l'ampiezza della vegetazione trattata e di regolare automaticamente la miscela erogata (dimensioni della nuvola? !!!) In Inghilterra e Germania su coltivazioni erbacee trattate con barra (dispersione molto contenuta rispetto agli atomizzatori) per ridurre le buffers zones, molto si punta sulle barriere naturali rappresentate da siepi, piante ad alto fusto ecc. Vi immaginate proporre barriere vegetali da noi! In Italia e da noi fino ora queste fasce cuscinetto non sono mai state obbligatorie, solo qualche provvedimento locale, con l'entrata in vigore delle nuove norme europee bisognerà fissarle per legge. Ogni Stato membro dovrà farlo autonomamente, perchè il perchè il Parlamento europeo ha respinto gli emmendamenti della Commissione che imponeva di fissare a livello UE, l'ampiezza di queste zone.
Interessante l'affermazione di un relatore: attualmente mediamente solo il 55% della miscela erogata raggiunge il bersaglio (a fatto l'esempio che attualmente chi irrora e come sparasse con un mitra ed a occhi bendati!) si perde per evaporazione il 4-6%, in terra dal 30 al 60%, per deriva dal 10 al 15 %.
Inoltre, oltre la deriva che conosciamo, esiste quella termica e quella vapore. Queste ultime agiscono anche dopo molte ore dal trattamento e dipendono sia dai prodotti impiegati ma soprattutto dal clima. Uno studio USA ha rivelato che l'acqua di pioggia prelevata in una zona intensamente coltivata, non poteva essere potabile causa il contenuto in diserbanti. La nebbia è ancora peggiore come capacità di catturare le dispersioni inquinanti. Causa questi ultimi tipi di deriva (pertanto non quella direttamente collegabile al momento del trattamento) hanno calcolato che un bambino deve stare almeno a 20-50 m da un campo coltivato e trattato con Malathion (probabilmente il prodotto testato). Non è stato specificato il tempo, ma io credo almeno per alcuni giorni, fintanto non si esaurisce la deriva termica e per evaporazione.
Vedremo le conseguenze di queste normative che dovrebbero essere definitivamente approvate entro il 2009. Per intanto, credo, i nostri responsabili locali, punteranno sui controlli funzionali della macchine e per quanto riguarda il problema zone cuscinetto si cercherà di tergiversare, dicendo che intanto, vista la complessità dell'argomento, si studierà la situazione e si faranno prove specifiche, prima di prendere decisioni per eventuali regolamenti comuni.
Vigilio Pinamonti
domenica 21 dicembre 2008
lunedì 20 ottobre 2008
Pesticidi in Europa: raccomandazioni Collegium Ramazzini
I PESTICIDI IN EUROPA, RACCOMANDAZIONI DAL COLLEGIUM RAMAZZINI a cura di ACP.
Fonte: http://www.collegiumramazzini.org/download/13_ThirteenthCRStatement(2008).pdf
Il “collegium Ramazzini”, un’accademia internazionale cui aderiscono 180 esperti in scienze ambientali ed in salute professionale, ha pubblicato il 23 settembre una dichiarazione sul controllo dei pesticidi nell’ Unione Europea.
Questo breve documento, che sollecita l’ Unione Europea all’adozione di norme rigorose per proteggere la salute pubblica e l’ambiente dagli effetti dannosi dei pesticidi, è stato inviato ai membri del parlamento europeo ed ai rappresentanti dei governi che attualmente stanno discutendo sul Regolamento relativo all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.
L’utilizzo annuale di pesticidi sintetici nelle culture alimentari in Europa supera le 140.000 tonnellate. Ciò corrisponde a 289 grammi per cittadino europeo all’ anno.
Più di 300 sono le sostanze ritrovate come contaminanti dei prodotti alimentari venduti in Europa, più del 25 % di frutta, vegetali e cereali contengono residui di almeno due pesticidi, con dei superamenti dei limiti legali correnti per i singoli pesticidi pari al 5% dei controlli effettuati di routine.
I pesticidi sono usati ampiamente in agricoltura per la protezione delle colture, e vengono utilizzati anche nelle case e nei giardini. Nonostante le recenti politiche europee per ridurne l’uso, il loro ampio consumo non si è ridotto significativamente.
I pesticidi attualmente utilizzabili non sono sicuri per la salute come sembrava in precedenza, sia se considerati singolarmente che in combinazione tra loro. Diversi pesticidi autorizzati sono considerati cancerogeni e possono contribuire allo sviluppo di malattie maligne, tra cui cancro dello stomaco, e del colon, leucemia e linfomi. Alcuni pesticidi sono tossici per il sistema nervoso. Altri possono alterare lo sviluppo e la funzionalità degli organi riproduttivi e quindi la fertilità. Tali effetti possono essere irreversibili e transgenerazionali I bambini e le donne in gravidanza sono particolarmente a rischio. Continuamente emergono nuove informazioni sugli effetti dannosi per la salute dei pesticidi, che mettono in discussione la validità delle autorizzazioni correnti ed i livelli di residui tollerati. La nuova normativa attualmente in discussione da parte dell’ Unione Europea è un'occasione unica per definire norme avanzate miranti a controllare l'uso dei pesticidi con l'obiettivo di tutelare la salute umana e l' ambiente. Tale normativa definirà infatti l'utilizzo dei pesticidi in Europa per molti anni a venire, e potrà avere importanti implicazioni anche al di fuori dell'Europa. Una forte legislazione europea potrà rappresentare un passo importante verso l’eliminazione mondiale dei pesticidi rischiosi, in accordo con la convenzione di Rotterdam.
La consensus raccomanda quindi: l’applicazione di criteri rigorosi per eliminare i pesticidi più rischiosi dai prodotti alimentari e dall’ ambiente; l’approvazione delle sostanze utilizzabili nelle coltivazioni di cibo e prodotti alimentari solo se non cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (categorie 1,2 e 3 delle disposizioni della corrente Direttiva 67/548/EEC ), la non autorizzazione per sostanze capaci di agire come distruttore endocrino, o responsabili di neurotossicità durante lo sviluppo o di immunotossicità.
Allo stesso modo, la normativa dovrebbe vietare l'uso dei pesticidi in tutte le aree pubbliche, comprese le zone residenziali e ricreative, ospedali e strutture sanitarie.
Documento inviato da Roberto Cappelletti il 20/10/08
Fonte: http://www.collegiumramazzini.org/download/13_ThirteenthCRStatement(2008).pdf
Il “collegium Ramazzini”, un’accademia internazionale cui aderiscono 180 esperti in scienze ambientali ed in salute professionale, ha pubblicato il 23 settembre una dichiarazione sul controllo dei pesticidi nell’ Unione Europea.
Questo breve documento, che sollecita l’ Unione Europea all’adozione di norme rigorose per proteggere la salute pubblica e l’ambiente dagli effetti dannosi dei pesticidi, è stato inviato ai membri del parlamento europeo ed ai rappresentanti dei governi che attualmente stanno discutendo sul Regolamento relativo all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.
L’utilizzo annuale di pesticidi sintetici nelle culture alimentari in Europa supera le 140.000 tonnellate. Ciò corrisponde a 289 grammi per cittadino europeo all’ anno.
Più di 300 sono le sostanze ritrovate come contaminanti dei prodotti alimentari venduti in Europa, più del 25 % di frutta, vegetali e cereali contengono residui di almeno due pesticidi, con dei superamenti dei limiti legali correnti per i singoli pesticidi pari al 5% dei controlli effettuati di routine.
I pesticidi sono usati ampiamente in agricoltura per la protezione delle colture, e vengono utilizzati anche nelle case e nei giardini. Nonostante le recenti politiche europee per ridurne l’uso, il loro ampio consumo non si è ridotto significativamente.
I pesticidi attualmente utilizzabili non sono sicuri per la salute come sembrava in precedenza, sia se considerati singolarmente che in combinazione tra loro. Diversi pesticidi autorizzati sono considerati cancerogeni e possono contribuire allo sviluppo di malattie maligne, tra cui cancro dello stomaco, e del colon, leucemia e linfomi. Alcuni pesticidi sono tossici per il sistema nervoso. Altri possono alterare lo sviluppo e la funzionalità degli organi riproduttivi e quindi la fertilità. Tali effetti possono essere irreversibili e transgenerazionali I bambini e le donne in gravidanza sono particolarmente a rischio. Continuamente emergono nuove informazioni sugli effetti dannosi per la salute dei pesticidi, che mettono in discussione la validità delle autorizzazioni correnti ed i livelli di residui tollerati. La nuova normativa attualmente in discussione da parte dell’ Unione Europea è un'occasione unica per definire norme avanzate miranti a controllare l'uso dei pesticidi con l'obiettivo di tutelare la salute umana e l' ambiente. Tale normativa definirà infatti l'utilizzo dei pesticidi in Europa per molti anni a venire, e potrà avere importanti implicazioni anche al di fuori dell'Europa. Una forte legislazione europea potrà rappresentare un passo importante verso l’eliminazione mondiale dei pesticidi rischiosi, in accordo con la convenzione di Rotterdam.
La consensus raccomanda quindi: l’applicazione di criteri rigorosi per eliminare i pesticidi più rischiosi dai prodotti alimentari e dall’ ambiente; l’approvazione delle sostanze utilizzabili nelle coltivazioni di cibo e prodotti alimentari solo se non cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (categorie 1,2 e 3 delle disposizioni della corrente Direttiva 67/548/EEC ), la non autorizzazione per sostanze capaci di agire come distruttore endocrino, o responsabili di neurotossicità durante lo sviluppo o di immunotossicità.
Allo stesso modo, la normativa dovrebbe vietare l'uso dei pesticidi in tutte le aree pubbliche, comprese le zone residenziali e ricreative, ospedali e strutture sanitarie.
Documento inviato da Roberto Cappelletti il 20/10/08
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mercoledì 17 settembre 2008
SALVATE I BAMBINI DAL RISCHIO PESTICIDI
Giovedì 27 Settembre 2007 13:49
negli USA in uno studio il 90 per cento aveva tracce di pesticidi nelle urine.. Tendiamo a sottovalutare il rischio rappresentato dai "pesticidi", nome generico per i numerosi prodotti chimici insetticidi (agricoli e non), funghicidi, e così via (l'eufemismo più in voga è fitofarmaci). Eppure sitratta di rischio a lungo termine, e riguarda non solo chi manipola direttamente questi prodotti (i lavoratori agricoli ad esempio).In un recente studio condotto su 60 bambini tra 1 e 6 anni, figli di lavoratori agricoli nella Carolina del Nord, negli Usa, è risultato che quasi il 90 per cento aveva tracce di pesticidi nelle urine. Lo studio èriportato dalla rivista Environmental Health Perspective (www.ehponline.org), ed è stato condotto da un gruppo di medici e epidemiologi che hanno anche intervistato le madri - in spagnolo, perché sitratta di lavoratori latinos - e osservato le condizioni residenziali e ambientali in cui vivono i bambini. La conclusione è semplice: i ricercatori hanno cercato 14 metaboliti dei pesticidi più comunemente usati e nei campioni di urine di quei bambini ne hanno trovati 13.In media, ogni bambino aveva quattro diversi pesticidi nella pipì: segno, dicono i ricercatori, che i figli di lavoratori agricoli sono sottoposti a molteplici fonti di esposizione ai pesticidi, e che queste sostanze restano nell'ambiente (in cui i bambini vivono) per lunghi periodi. I bambini con ogni probabilità sono esposti ai pesticidi perché abitano vicino ai campi in cui lavorano i loro genitori, perché ci vanno e ci passano del tempo - magari ci giocano accanto - o perché le sostanze manipolate restano sugliabiti dei genitori. Ovviamente anche gli adulti sono esposti al rischio, ma ancor più i bambini per la loro età e per l'organismo ancora in fase di rapido sviluppo: "L'effetto di sostanze tossiche sul loro sistemaneurologico può essere devastante", fa notare Danielle Nieremberg, ricercatrice del Worldwatch Institute di Washington (dal cui sito riprendiamo la notizia di questo studio). La ricerca condotta in Carolina del Nord è limitata a una comunità di braccianti ispanici, ma il risultato èsenza equivoci e dovrebbe allarmare: i ricercatori affermano che per evitare una tale esposizione dei bambini ai pesticidi sono necessarie diverse misure per modificare le condizioni ambientali in cui i piccoli vivono, e misure di protezione per i loro genitori. Aggiungono che sarebbero necessarie ulteriori ricerche per misurare in modo più preciso l'esposizione di lavoratori e loro figli, e gli effetti sulla salute dell'esposizione contemporanea a multiple sostanze.Del resto, anche i bambini di ambienti urbani sono spesso esposti a sostanze chimiche nocive - di uso domestico invece che agricolo, ma non meno tossiche e forse perfino meno controllate. L'articolo del Worldwatch Institute cita altri studi sui pesticidi metabolizzati dall'organismo di bambini, anche inquesto caso scelti tra i figli di lavoratori latinos, in quartieri urbani poveri. Cita poi lo studio pubblicato nel 2006 dalla rivista Pediatrics, che faceva notare come le donne incinte di New York sono comunemente esposte ad alcuni insetticidi usati nelle case contro gli scarafaggi: lo studio rivelava che i bambini con alti livelli di esposizione prenatale al clorpyrifos (ormai vietato negli Usa nelle zone residenziali) mostrano ritardi nello sviluppo motorio e mentale.Il consumo mondiale di pesticidi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi quarant'anni: secondo la stima ripresa dal Worldwatch, nel 1961 si usavano in media 0,49 chili di "fitofarmaci" per ettaro coltivato, nel 2004 se ne usano circa 2 chili. Per l'industria chimica mondiale è un affare colossale, ma al costo di un rischio enorme per la salute umana: non solo di chi lavora i pesticidi o di chi li usa, ma anche dei loro figli. E di chi li mangia o li beve. Insomma: i bambini latinos della Carolina del Nord sono un altro argomento a favore di un'agricoltura con meno pesticidi.Il Manifesto, 27 Settembre 2007
Sezione video Greenplanet.net
Giovedì 27 Settembre 2007 13:49
negli USA in uno studio il 90 per cento aveva tracce di pesticidi nelle urine.. Tendiamo a sottovalutare il rischio rappresentato dai "pesticidi", nome generico per i numerosi prodotti chimici insetticidi (agricoli e non), funghicidi, e così via (l'eufemismo più in voga è fitofarmaci). Eppure sitratta di rischio a lungo termine, e riguarda non solo chi manipola direttamente questi prodotti (i lavoratori agricoli ad esempio).In un recente studio condotto su 60 bambini tra 1 e 6 anni, figli di lavoratori agricoli nella Carolina del Nord, negli Usa, è risultato che quasi il 90 per cento aveva tracce di pesticidi nelle urine. Lo studio èriportato dalla rivista Environmental Health Perspective (www.ehponline.org), ed è stato condotto da un gruppo di medici e epidemiologi che hanno anche intervistato le madri - in spagnolo, perché sitratta di lavoratori latinos - e osservato le condizioni residenziali e ambientali in cui vivono i bambini. La conclusione è semplice: i ricercatori hanno cercato 14 metaboliti dei pesticidi più comunemente usati e nei campioni di urine di quei bambini ne hanno trovati 13.In media, ogni bambino aveva quattro diversi pesticidi nella pipì: segno, dicono i ricercatori, che i figli di lavoratori agricoli sono sottoposti a molteplici fonti di esposizione ai pesticidi, e che queste sostanze restano nell'ambiente (in cui i bambini vivono) per lunghi periodi. I bambini con ogni probabilità sono esposti ai pesticidi perché abitano vicino ai campi in cui lavorano i loro genitori, perché ci vanno e ci passano del tempo - magari ci giocano accanto - o perché le sostanze manipolate restano sugliabiti dei genitori. Ovviamente anche gli adulti sono esposti al rischio, ma ancor più i bambini per la loro età e per l'organismo ancora in fase di rapido sviluppo: "L'effetto di sostanze tossiche sul loro sistemaneurologico può essere devastante", fa notare Danielle Nieremberg, ricercatrice del Worldwatch Institute di Washington (dal cui sito riprendiamo la notizia di questo studio). La ricerca condotta in Carolina del Nord è limitata a una comunità di braccianti ispanici, ma il risultato èsenza equivoci e dovrebbe allarmare: i ricercatori affermano che per evitare una tale esposizione dei bambini ai pesticidi sono necessarie diverse misure per modificare le condizioni ambientali in cui i piccoli vivono, e misure di protezione per i loro genitori. Aggiungono che sarebbero necessarie ulteriori ricerche per misurare in modo più preciso l'esposizione di lavoratori e loro figli, e gli effetti sulla salute dell'esposizione contemporanea a multiple sostanze.Del resto, anche i bambini di ambienti urbani sono spesso esposti a sostanze chimiche nocive - di uso domestico invece che agricolo, ma non meno tossiche e forse perfino meno controllate. L'articolo del Worldwatch Institute cita altri studi sui pesticidi metabolizzati dall'organismo di bambini, anche inquesto caso scelti tra i figli di lavoratori latinos, in quartieri urbani poveri. Cita poi lo studio pubblicato nel 2006 dalla rivista Pediatrics, che faceva notare come le donne incinte di New York sono comunemente esposte ad alcuni insetticidi usati nelle case contro gli scarafaggi: lo studio rivelava che i bambini con alti livelli di esposizione prenatale al clorpyrifos (ormai vietato negli Usa nelle zone residenziali) mostrano ritardi nello sviluppo motorio e mentale.Il consumo mondiale di pesticidi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi quarant'anni: secondo la stima ripresa dal Worldwatch, nel 1961 si usavano in media 0,49 chili di "fitofarmaci" per ettaro coltivato, nel 2004 se ne usano circa 2 chili. Per l'industria chimica mondiale è un affare colossale, ma al costo di un rischio enorme per la salute umana: non solo di chi lavora i pesticidi o di chi li usa, ma anche dei loro figli. E di chi li mangia o li beve. Insomma: i bambini latinos della Carolina del Nord sono un altro argomento a favore di un'agricoltura con meno pesticidi.Il Manifesto, 27 Settembre 2007
Sezione video Greenplanet.net
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lunedì 15 settembre 2008
La nostra prima lettera e raccolta firme
Egregio signore
Lorenzo Dellai
PRESIDENTE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Egregio signore
Remo Andreolli
ASSESSORE ALLA SANITA’
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Egregio signore
Mauro Gilmozzi
ASSESSORE ALL’URBANISTICA ED AMBIENTE
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Egregio signore
Tiziano Mellarini
ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA COMMERCIO E TURISMO
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Gentile signora
Marta Dalmaso
ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Val di Non, 12 settembre 2007
Siamo un gruppo di famiglie che vive in Val di Non e ci rivolgiamo a voi per una preoccupazione che ci unisce e che sentiamo sempre più forte.
La maggior parte delle abitazioni, gli orti e i giardini, le strade, le aree sportive e ricreative dei nostri paesi sono a stretto contatto con i frutteti ad agricoltura intensiva e con conseguente uso di sistemi antiparassitari. Non c’è attività quotidiana all’aria aperta che si possa considerare esente da tale stretta convivenza. In particolare i più piccoli godono specialmente delle occasioni di vita all’aperto e forse per questo più ci impressiona questa vicinanza quotidiana tra persone e miscele antiparassitarie e diserbanti.
Qualche decennio fa, si dice, vigeva un regime incontrollato di uso dei fitofarmaci, lasciato spesso alla in-consapevolezza del singolo. Fortunatamente negli anni ’90 venne regolamentata la pratica agricola di molti frutti con l’introduzione del disciplinare per la produzione integrata che ha rilanciato il fondamentale ruolo delle tecniche agronomiche tipiche dell’agricoltura di montagna e, soltanto come rimedio estremo, quello dell’uso di fitofarmaci consentendo circa 100 principi attivi. A questo si sono aggiunte numerose ordinanze e regolamenti che regolano l’uso delle spargimento delle miscele antiparassitarie. Per fortuna molto è stato fatto, ma noi vorremmo guardare più al futuro dei nostri figli che agli errori del passato. Si sa che spesso si è critici con gli eventi lontani, ma non si riesce ad essere obiettivi con i comportamenti sbagliati del nostro quotidiano. I danni alla salute ed all’ambiente si rilevano troppo spesso in ritardo ed è difficile in questi casi porvi rimedio.
Sappiamo che la questione è delicata per il nostro tipo di economia, ma siamo convinti che la salute pubblica e il nostro territorio siano gli unici bagagli insostituibili nell’eredità che lasceremo.
Abbiamo osservato che in troppe occasioni le regole faticosamente costruite grazie all’impegno di attori pubblici e privati sono spesso disattese e ciò ha alimentato le nostre preoccupazioni che andremo in seguito a spiegare meglio.
· E’ sotto gli occhi di tutti, turisti e non, che in Val di Non l’attività agricola ha un approccio sempre più industriale (bonifiche agrarie con grossi movimenti di terra, disboscamenti, opere di sostegno in cemento armato ed eliminazione dei muri a secco e delle siepi, perdita di biodiversità, uso massiccio di diserbanti, impianti con cemento, metallo e reti…) con una conseguente perdita di bellezza e di fruibilità del territorio.
· In questi ultimi anni abbiamo osservato che c’è stata quasi una rinuncia all’applicazione delle buone pratiche agronomiche rivalutate dal protocollo e, d’altronde un impiego massiccio di fitofarmaci, anche sulla base delle indicazioni tecniche dell’Istituto Agrario di San Michele All’Adige. Per fare un esempio, nel 2006 lo stesso Istituto ha consigliato 26 trattamenti fitosanitari costituiti principalmente da insetticidi e fungicidi. Supponendo che tutti gli interventi siano stati eseguiti, sarebbero stati sparsi in val di Non qualche centinaio di tonnellate di principi attivi in circa 6.000 ettari (escludendo da tale stima prodotti leggeri quali il polisolfuro di calcio e l’olio bianco).
· Parlando con gli agricoltori abbiamo scoperto che pochissimi conoscono i contenuti del citato disciplinare, mentre tutti si affidano alle indicazioni relative all’uso di fitofarmaci che l’IASMAA periodicamente espone.
· Tale ricorso eccessivo a prodotti fitosanitari e il mancato rispetto delle regole per arginare l’effetto deriva, soprattutto in prossimità di case, asili, campi sportivi, ecc. rende difficoltosa la convivenza tra vita quotidiana all’aperto ed attività agricole.
· A questo si aggiunge la preoccupazione di quanto questo incida sulla salute della popolazione, poiché alcune ordinanze recitano come premessa la seguente frase “…l’imprudente od inadeguato uso degli antiparassitari nei pressi delle abitazioni e strutture pubbliche costituisce grave pericolo per la salute pubblica …”.
· Uno studio sull’effetto deriva ha dimostrato che anche alla distanza di 100 m gli effetti dei fitofarmaci sulla salute della popolazione dovuto al fenomeno della “deriva” non sono trascurabili e che per almeno il 3% dei principi attivi supera la soglia (Lorenzin e Betta 1993).
· Lo studio “Pesticidi nel piatto 2006” di Legambiente ha evidenziato che nella regione Trentino Alto Adige appena il 17% dei campioni analizzati da parte di laboratori pubblici è senza residui, mentre l’83 % dei campioni presenta uno o più residui. Di questi il 7% supera i limiti di normativa. Nelle mele trentine che superavano tali limiti è stato rilevato anche il principio attivo Acephate, non ammesso nel protocollo del 2007.
· Siamo venuti a conoscenza di almeno un caso di avvelenamento di bambino per contatto accidentale con un erbicida (aprile 2007, Tuenno).
· Studi dimostrano che nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni la pericolosità dell’esposizione a fitofarmaci organofosfati (presenti nel protocollo citato) è 4 volte superiore rispetto agli adulti (“Chemical trepass: pesticidies in our bodies and accountability” 2004); l’Organizzazione Mondiale della Sanità calcolava che nel 2005 le sostanze chimiche uccidessero 5 milioni di bambini nel mondo; numerosi altri studi e dati si potrebbero citare.
· L’alimentazione a base di cibi biologici diminuisce notevolmente il carico corporeo di pesticidi (Emory University, 2005), … .
· Tali preoccupazioni stanno emergendo da più parti nella valle, come si legge in diversi articoli apparsi sulla stampa locale. Se ne citano alcuni titoli: Mele: troppi veleni nell’aria (l’Adige 29/07/2007, pag 39), Smog, misuriamo gli antiparassitari (l’Adige 07/08/2007, pag. 50) Allarme pesticidi? (NOS 4/2007 pag 13), Due fitofarmaci hanno ucciso le trote (Trentino, 14/04/2007), ecc.
· Considerata la replica indiretta del consorzio Melinda, apparsa sul quotidiano locale l’Adige del 11/08/2007, che di fronte “alle accuse di eccessi di veleni” di fatto non fornisce alcuna ricerca scientifica che rassicuri riguardo al pericolo per la popolazione e per l’ambiente in seguito all’uso di fitofarmaci.
Sulla base di queste premesse sintetiche chiediamo gentilmente alla Provincia Autonoma di Trento, quanto segue:
1. di promuovere, finalmente, uno studio aggiornato sulla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua in Val di Non, effettuando per esempio delle rilevazioni costanti con centraline di controllo dell’aria all’interno dei paesi e in punti significativi da definire (scuole, asili, ospedali, parchi giochi, campi sportivi …), come avviene per le zone urbane per le pm10.
2. di essere informati su quali effetti acuti e cronici abbia portato nella nostra valle e in questi anni l’impiego massiccio di pesticidi in agricoltura sulla salute pubblica con particolare attenzione ai bambini. Se tali effetti vengono esclusi con totale certezza si chiede di fornire gli studi aggiornati e specifici sulla nostra popolazione che hanno portato a tali conclusioni. In caso contrario si chiede di effettuare degli studi mirati e/o screening sulla popolazione.
3. di far effettuare dalle autorità competenti più controlli per il rispetto dei protocolli e delle ordinanze esistenti.
4. di intervenire con regole di tipo legislativo, ma anche urbanistico, per mitigare la tensione tra la popolazione e l’agricoltura intensiva, con particolare attenzione alle fasce deboli quali bambini, ammalati ed anziani (individuando, per esempio, un perimetro di sicurezza che vieti l’uso di pesticidi e diserbanti, …).
5. di limitare l’espansione dell’agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura più pulita, come quella biologica e di promuovere un ritorno alla biodiversità nelle campagne (ad es. le varietà di mela più rustiche e antiche sono più resistenti alle infezioni rispetto alla golden, per non parlare di tutte le altre colture possibili oltre al melo).
Queste richieste sono state condivise da persone: tali firme sono state raccolte per conoscenza o per incontro casuale in alcuni paesi della Val di Non.
Vi ringraziamo per l’attenzione e per la disponibilità a realizzare le nostre richieste, alle quali chiediamo segua una risposta scritta.
Saremo lieti di incontrarvi, se lo desiderate.
Un gruppo di famiglie della Val di Non
NOME
COGNOME
INDIRIZZO
FIRMA
Lorenzo Dellai
PRESIDENTE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Egregio signore
Remo Andreolli
ASSESSORE ALLA SANITA’
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Egregio signore
Mauro Gilmozzi
ASSESSORE ALL’URBANISTICA ED AMBIENTE
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Egregio signore
Tiziano Mellarini
ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA COMMERCIO E TURISMO
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Gentile signora
Marta Dalmaso
ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Val di Non, 12 settembre 2007
Siamo un gruppo di famiglie che vive in Val di Non e ci rivolgiamo a voi per una preoccupazione che ci unisce e che sentiamo sempre più forte.
La maggior parte delle abitazioni, gli orti e i giardini, le strade, le aree sportive e ricreative dei nostri paesi sono a stretto contatto con i frutteti ad agricoltura intensiva e con conseguente uso di sistemi antiparassitari. Non c’è attività quotidiana all’aria aperta che si possa considerare esente da tale stretta convivenza. In particolare i più piccoli godono specialmente delle occasioni di vita all’aperto e forse per questo più ci impressiona questa vicinanza quotidiana tra persone e miscele antiparassitarie e diserbanti.
Qualche decennio fa, si dice, vigeva un regime incontrollato di uso dei fitofarmaci, lasciato spesso alla in-consapevolezza del singolo. Fortunatamente negli anni ’90 venne regolamentata la pratica agricola di molti frutti con l’introduzione del disciplinare per la produzione integrata che ha rilanciato il fondamentale ruolo delle tecniche agronomiche tipiche dell’agricoltura di montagna e, soltanto come rimedio estremo, quello dell’uso di fitofarmaci consentendo circa 100 principi attivi. A questo si sono aggiunte numerose ordinanze e regolamenti che regolano l’uso delle spargimento delle miscele antiparassitarie. Per fortuna molto è stato fatto, ma noi vorremmo guardare più al futuro dei nostri figli che agli errori del passato. Si sa che spesso si è critici con gli eventi lontani, ma non si riesce ad essere obiettivi con i comportamenti sbagliati del nostro quotidiano. I danni alla salute ed all’ambiente si rilevano troppo spesso in ritardo ed è difficile in questi casi porvi rimedio.
Sappiamo che la questione è delicata per il nostro tipo di economia, ma siamo convinti che la salute pubblica e il nostro territorio siano gli unici bagagli insostituibili nell’eredità che lasceremo.
Abbiamo osservato che in troppe occasioni le regole faticosamente costruite grazie all’impegno di attori pubblici e privati sono spesso disattese e ciò ha alimentato le nostre preoccupazioni che andremo in seguito a spiegare meglio.
· E’ sotto gli occhi di tutti, turisti e non, che in Val di Non l’attività agricola ha un approccio sempre più industriale (bonifiche agrarie con grossi movimenti di terra, disboscamenti, opere di sostegno in cemento armato ed eliminazione dei muri a secco e delle siepi, perdita di biodiversità, uso massiccio di diserbanti, impianti con cemento, metallo e reti…) con una conseguente perdita di bellezza e di fruibilità del territorio.
· In questi ultimi anni abbiamo osservato che c’è stata quasi una rinuncia all’applicazione delle buone pratiche agronomiche rivalutate dal protocollo e, d’altronde un impiego massiccio di fitofarmaci, anche sulla base delle indicazioni tecniche dell’Istituto Agrario di San Michele All’Adige. Per fare un esempio, nel 2006 lo stesso Istituto ha consigliato 26 trattamenti fitosanitari costituiti principalmente da insetticidi e fungicidi. Supponendo che tutti gli interventi siano stati eseguiti, sarebbero stati sparsi in val di Non qualche centinaio di tonnellate di principi attivi in circa 6.000 ettari (escludendo da tale stima prodotti leggeri quali il polisolfuro di calcio e l’olio bianco).
· Parlando con gli agricoltori abbiamo scoperto che pochissimi conoscono i contenuti del citato disciplinare, mentre tutti si affidano alle indicazioni relative all’uso di fitofarmaci che l’IASMAA periodicamente espone.
· Tale ricorso eccessivo a prodotti fitosanitari e il mancato rispetto delle regole per arginare l’effetto deriva, soprattutto in prossimità di case, asili, campi sportivi, ecc. rende difficoltosa la convivenza tra vita quotidiana all’aperto ed attività agricole.
· A questo si aggiunge la preoccupazione di quanto questo incida sulla salute della popolazione, poiché alcune ordinanze recitano come premessa la seguente frase “…l’imprudente od inadeguato uso degli antiparassitari nei pressi delle abitazioni e strutture pubbliche costituisce grave pericolo per la salute pubblica …”.
· Uno studio sull’effetto deriva ha dimostrato che anche alla distanza di 100 m gli effetti dei fitofarmaci sulla salute della popolazione dovuto al fenomeno della “deriva” non sono trascurabili e che per almeno il 3% dei principi attivi supera la soglia (Lorenzin e Betta 1993).
· Lo studio “Pesticidi nel piatto 2006” di Legambiente ha evidenziato che nella regione Trentino Alto Adige appena il 17% dei campioni analizzati da parte di laboratori pubblici è senza residui, mentre l’83 % dei campioni presenta uno o più residui. Di questi il 7% supera i limiti di normativa. Nelle mele trentine che superavano tali limiti è stato rilevato anche il principio attivo Acephate, non ammesso nel protocollo del 2007.
· Siamo venuti a conoscenza di almeno un caso di avvelenamento di bambino per contatto accidentale con un erbicida (aprile 2007, Tuenno).
· Studi dimostrano che nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni la pericolosità dell’esposizione a fitofarmaci organofosfati (presenti nel protocollo citato) è 4 volte superiore rispetto agli adulti (“Chemical trepass: pesticidies in our bodies and accountability” 2004); l’Organizzazione Mondiale della Sanità calcolava che nel 2005 le sostanze chimiche uccidessero 5 milioni di bambini nel mondo; numerosi altri studi e dati si potrebbero citare.
· L’alimentazione a base di cibi biologici diminuisce notevolmente il carico corporeo di pesticidi (Emory University, 2005), … .
· Tali preoccupazioni stanno emergendo da più parti nella valle, come si legge in diversi articoli apparsi sulla stampa locale. Se ne citano alcuni titoli: Mele: troppi veleni nell’aria (l’Adige 29/07/2007, pag 39), Smog, misuriamo gli antiparassitari (l’Adige 07/08/2007, pag. 50) Allarme pesticidi? (NOS 4/2007 pag 13), Due fitofarmaci hanno ucciso le trote (Trentino, 14/04/2007), ecc.
· Considerata la replica indiretta del consorzio Melinda, apparsa sul quotidiano locale l’Adige del 11/08/2007, che di fronte “alle accuse di eccessi di veleni” di fatto non fornisce alcuna ricerca scientifica che rassicuri riguardo al pericolo per la popolazione e per l’ambiente in seguito all’uso di fitofarmaci.
Sulla base di queste premesse sintetiche chiediamo gentilmente alla Provincia Autonoma di Trento, quanto segue:
1. di promuovere, finalmente, uno studio aggiornato sulla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua in Val di Non, effettuando per esempio delle rilevazioni costanti con centraline di controllo dell’aria all’interno dei paesi e in punti significativi da definire (scuole, asili, ospedali, parchi giochi, campi sportivi …), come avviene per le zone urbane per le pm10.
2. di essere informati su quali effetti acuti e cronici abbia portato nella nostra valle e in questi anni l’impiego massiccio di pesticidi in agricoltura sulla salute pubblica con particolare attenzione ai bambini. Se tali effetti vengono esclusi con totale certezza si chiede di fornire gli studi aggiornati e specifici sulla nostra popolazione che hanno portato a tali conclusioni. In caso contrario si chiede di effettuare degli studi mirati e/o screening sulla popolazione.
3. di far effettuare dalle autorità competenti più controlli per il rispetto dei protocolli e delle ordinanze esistenti.
4. di intervenire con regole di tipo legislativo, ma anche urbanistico, per mitigare la tensione tra la popolazione e l’agricoltura intensiva, con particolare attenzione alle fasce deboli quali bambini, ammalati ed anziani (individuando, per esempio, un perimetro di sicurezza che vieti l’uso di pesticidi e diserbanti, …).
5. di limitare l’espansione dell’agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura più pulita, come quella biologica e di promuovere un ritorno alla biodiversità nelle campagne (ad es. le varietà di mela più rustiche e antiche sono più resistenti alle infezioni rispetto alla golden, per non parlare di tutte le altre colture possibili oltre al melo).
Queste richieste sono state condivise da persone: tali firme sono state raccolte per conoscenza o per incontro casuale in alcuni paesi della Val di Non.
Vi ringraziamo per l’attenzione e per la disponibilità a realizzare le nostre richieste, alle quali chiediamo segua una risposta scritta.
Saremo lieti di incontrarvi, se lo desiderate.
Un gruppo di famiglie della Val di Non
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- REGOLE PRATICHE PER DIFENDERSI DAI PESTICIDI IN VAL DI NON
Val di Non, 2008
Il mese di marzo iniziano i primi trattamenti fitosanitari per la coltivazione della mela e con essi il pericolo di esposizione per la popolazione residente, qualora non vengano rispettate alcune regole.
Per difendersi meglio si forniscono alcuni consigli.
1. Fare particolare attenzione ai bambini che sono particolarmente esposti ai pericoli dei pesticidi, non tenerli nelle vicinanze del luogo di effettuazione dei trattamenti fitosanitari.
2. Non entrare nei campi trattati con prodotti fitosanitari per almeno 48 ore dal trattamento e per tempi maggiori nel caso di utilizzo di prodotti particolarmente pericolosi.
3. Poiché circa l’80% dei pesticidi viene assorbito dalla pelle, durante il periodo dei trattamenti è consigliabile usare abiti più coprenti possibile.
4. Informarsi sul principio attivo che viene utilizzato andando a leggere il comunicato dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige nelle bacheche che prescrive il trattamento.
5. Il non rispetto dell’ordinanza comunale costituisce un grave pericolo per la salute pubblica.
6. Leggere l’ordinanza comunale che regola l’uso dei fitofarmaci e controllare le distanze consigliate.
7. Controllare e pretendere che nelle fasce di rispetto dalle abitazioni, pertinenze, luoghi pubblici ecc. i trattamenti antiparassitari vengano effettuati a mano e con il getto rivolto verso il campo. Tenere presente che da uno studio scientifico specifico a 100 m dal punto di trattamento il 3% dei principi attivi superano il livello di esposizione giornaliera (ADI).
8. Controllare e pretendere il rispetto degli orari e delle altre clausole contenute nelle ordinanze.
9. Il fare rispettare le ordinanze è un obbligo degli organi pubblici di vigilanza (vigili urbani, carabinieri, guardie forestali, ecc.), ma il dialogo sereno tra il singolo cittadino e l’agricoltore vicino può dare frutti migliori. Qualora il dialogo non porti al rispetto delle regole va sollecitato l’intervento degli organi pubblici di vigilanza, la salute è più importante dell’economia.
10. Nel caso di eventuali avvelenamenti accidentali o di sintomi anomali anche leggieri si consiglia di chiamare il Centro Antiveleni di Milano al n° 02/66101029, per avere anche solo informazioni.
11. Segnalare al Comune scorretti comportamenti, quali: trattamenti fitosanitari in presenza di vento, lavaggio delle attrezzature agricole nei centri abitati o lungo le strade o in prossimità di corsi d’acqua, spargere miscele antiparassitarie sulle strade, usare insetticidi, acaricidi e diserbanti durante la fioritura, ecc.
12. Nei casi più gravi può essere utile segnalare le anomalie riscontrate anche all’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente – settore tecnico (0461/497700) o settore laboratorio e controlli (0461/493002).
lettera ai Sindaci Comprensorio C6
Alla c.a. del Sindaco
e p.c. alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale
12 febbraio 2008
Oggetto: comunicazione informativa inerente la salute pubblica connessa all’uso di pesticidi
Siamo un Gruppo di Famiglie che vive in Val di Non e ci rivolgiamo a Voi per una preoccupazione che ci unisce e che sentiamo sempre più forte relativamente al rapporto tra i residenti in Val di Non e l’agricoltura intensiva per la produzione della mela. Tale preoccupazione è condivisa da molte persone come è emerso dal fatto che circa 700 cittadini hanno firmato una lettera indirizzata alla Provincia Autonoma di Trento nella quale si chiedeva di fare luce sulla problematica in oggetto.
Considerato che il Sindaco è l’Autorità localmente competente in merito alla Tutela della Salute Le chiediamo alcuni minuti del suo tempo per leggere questo documento allo scopo di informare Lei, la Giunta ed il Consiglio Comunale su alcuni aspetti della problematica in oggetto.
Precisiamo che la nostra comunicazione ha scopo puramente informativo e di sensibilizzazione, per le sole Amministrazioni interessate (comuni con presenza di coltivazioni frutticole intensive); scopo meramente informativo per le altre.
Alcuni comuni della Valle di Non hanno adottato delle ordinanze che regolano l’utilizzo di prodotti fitosanitari in prossimità di abitazioni, di luoghi pubblici, di pertinenze private, ma abbiamo avuto modo di osservare che in alcuni casi tali indicazioni vengono disattese, soprattutto per quanto riguarda l’obbligo di effettuare il trattamento manualmente entro le fasce di rispetto e gli orari.
Da uno studio effettuato nel 1993 da Lorenzin e Betta (che alleghiamo) risulta che, dopo l’uso di atomizzatori per la distribuzione di pesticidi, a 50 mt dai campi trattati il 45% di principi attivi supera la soglia di sicurezza A.D.I., mentre a 100 mt. il 3% dei principi attivi supera la soglia di sicurezza N.O.E.L. (No Observed Effect Level) (vedi tabella V a pag. 176 del citato studio).
Da alcune analisi di laboratorio su campioni prelevati in orti e balconi privati è risultato che anche a distanza di 60 mt. dal luogo di trattamento sono stati rilevate percentuali di residuo (captano, clorphirifos), in alcuni casi superiori ai limiti consentivi per l’etichettatura di alimenti per bambini (DPR 7 aprile 1999, n. 128 modificato con DM 14 marzo 1995), a dimostrazione del fatto che il fenomeno della deriva dei prodotti fitosanitari è tutt’altro che trascurabile.
I trattamenti fitosanitari sono effettuati sistematicamente per un periodo di 6 - 8 mesi all’anno, per molti prodotti fitosanitari il tempo minimo di rientro nei campi è di 48 ore, quello ottimale anche 30 giorni, (“Guida alla preparazione dell’esame di idoneità all’uso dei prodotti fitosanitari” – ed. 2003 Provincia Autonoma di Trento – pag. 19) e nelle giornate in cui vengono effettuati tali trattamenti in prossimità delle abitazioni è fortemente limitata la liberta dei residenti, soprattutto per quanto riguarda la fasce più esposte quali i bambini.
Ampia letteratura medica accerta e dimostra l’incidenza tossica di alcuni principi attivi contenuti nei prodotti fitosanitari quale causa di numerose patologie umane e animali(allergie, pruriti, disfunzioni tiroidee, disfunzioni endocrine, leucemie, sistema nervoso parkinson, e varie forme tumorali).
In una comunicazione inviata nel dicembre scorso ai Ministri delle Politiche Agricole e della Salute, l’ I.S.D.E. (Associazione Medici per l’ambiente) chiede una moratoria completa dell’uso dei pesticidi nelle aree frequentate abitualmente dai bambini e in tutte le aree pubbliche; la definizione delle aree inibite alla diffusione aerea(no spray zones) di 100mt. attorno alle aree agricole, a titolo di zona cuscinetto e intese come misura precauzionale. Quindi in virtù di quanto esposto ai punti precedenti si ritiene che sia necessaria una fascia di rispetto di almeno 100 mt. dal confine delle abitazioni e loro pertinenze.
7. Si ricorda che l’art.32 della Costituzione Italiana e numerose leggi Europee, nazionali e provinciali sanciscono il “diritto alla salute”.
Se Lei desidera saremo lieti di incontrarLa per poter approfondire ulteriormente tale problematica, della quale abbiamo riportato soltanto una breve sintesi.
Ci è gradita l’occasione, per porgerLe cordiali saluti e un augurio di Buon Lavoro.
Un gruppo di Famiglie della Val di Non
ALLEGATI: Valutazione tossicologica del fenomeno di “deriva” nei trattamenti antiparassitari ed elementi per la minimizzazione del rischio – A. Betta, M. Lorenzin
Lettera ai Ministri delle Politiche Agricole e della Salute, inviata dall’Associazione Medici per l’ambiente
Per eventuali contatti: [chi invia la lettera ai singoli comuni in maniera da creare una sorta di referente locale]
e p.c. alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale
12 febbraio 2008
Oggetto: comunicazione informativa inerente la salute pubblica connessa all’uso di pesticidi
Siamo un Gruppo di Famiglie che vive in Val di Non e ci rivolgiamo a Voi per una preoccupazione che ci unisce e che sentiamo sempre più forte relativamente al rapporto tra i residenti in Val di Non e l’agricoltura intensiva per la produzione della mela. Tale preoccupazione è condivisa da molte persone come è emerso dal fatto che circa 700 cittadini hanno firmato una lettera indirizzata alla Provincia Autonoma di Trento nella quale si chiedeva di fare luce sulla problematica in oggetto.
Considerato che il Sindaco è l’Autorità localmente competente in merito alla Tutela della Salute Le chiediamo alcuni minuti del suo tempo per leggere questo documento allo scopo di informare Lei, la Giunta ed il Consiglio Comunale su alcuni aspetti della problematica in oggetto.
Precisiamo che la nostra comunicazione ha scopo puramente informativo e di sensibilizzazione, per le sole Amministrazioni interessate (comuni con presenza di coltivazioni frutticole intensive); scopo meramente informativo per le altre.
Alcuni comuni della Valle di Non hanno adottato delle ordinanze che regolano l’utilizzo di prodotti fitosanitari in prossimità di abitazioni, di luoghi pubblici, di pertinenze private, ma abbiamo avuto modo di osservare che in alcuni casi tali indicazioni vengono disattese, soprattutto per quanto riguarda l’obbligo di effettuare il trattamento manualmente entro le fasce di rispetto e gli orari.
Da uno studio effettuato nel 1993 da Lorenzin e Betta (che alleghiamo) risulta che, dopo l’uso di atomizzatori per la distribuzione di pesticidi, a 50 mt dai campi trattati il 45% di principi attivi supera la soglia di sicurezza A.D.I., mentre a 100 mt. il 3% dei principi attivi supera la soglia di sicurezza N.O.E.L. (No Observed Effect Level) (vedi tabella V a pag. 176 del citato studio).
Da alcune analisi di laboratorio su campioni prelevati in orti e balconi privati è risultato che anche a distanza di 60 mt. dal luogo di trattamento sono stati rilevate percentuali di residuo (captano, clorphirifos), in alcuni casi superiori ai limiti consentivi per l’etichettatura di alimenti per bambini (DPR 7 aprile 1999, n. 128 modificato con DM 14 marzo 1995), a dimostrazione del fatto che il fenomeno della deriva dei prodotti fitosanitari è tutt’altro che trascurabile.
I trattamenti fitosanitari sono effettuati sistematicamente per un periodo di 6 - 8 mesi all’anno, per molti prodotti fitosanitari il tempo minimo di rientro nei campi è di 48 ore, quello ottimale anche 30 giorni, (“Guida alla preparazione dell’esame di idoneità all’uso dei prodotti fitosanitari” – ed. 2003 Provincia Autonoma di Trento – pag. 19) e nelle giornate in cui vengono effettuati tali trattamenti in prossimità delle abitazioni è fortemente limitata la liberta dei residenti, soprattutto per quanto riguarda la fasce più esposte quali i bambini.
Ampia letteratura medica accerta e dimostra l’incidenza tossica di alcuni principi attivi contenuti nei prodotti fitosanitari quale causa di numerose patologie umane e animali(allergie, pruriti, disfunzioni tiroidee, disfunzioni endocrine, leucemie, sistema nervoso parkinson, e varie forme tumorali).
In una comunicazione inviata nel dicembre scorso ai Ministri delle Politiche Agricole e della Salute, l’ I.S.D.E. (Associazione Medici per l’ambiente) chiede una moratoria completa dell’uso dei pesticidi nelle aree frequentate abitualmente dai bambini e in tutte le aree pubbliche; la definizione delle aree inibite alla diffusione aerea(no spray zones) di 100mt. attorno alle aree agricole, a titolo di zona cuscinetto e intese come misura precauzionale. Quindi in virtù di quanto esposto ai punti precedenti si ritiene che sia necessaria una fascia di rispetto di almeno 100 mt. dal confine delle abitazioni e loro pertinenze.
7. Si ricorda che l’art.32 della Costituzione Italiana e numerose leggi Europee, nazionali e provinciali sanciscono il “diritto alla salute”.
Se Lei desidera saremo lieti di incontrarLa per poter approfondire ulteriormente tale problematica, della quale abbiamo riportato soltanto una breve sintesi.
Ci è gradita l’occasione, per porgerLe cordiali saluti e un augurio di Buon Lavoro.
Un gruppo di Famiglie della Val di Non
ALLEGATI: Valutazione tossicologica del fenomeno di “deriva” nei trattamenti antiparassitari ed elementi per la minimizzazione del rischio – A. Betta, M. Lorenzin
Lettera ai Ministri delle Politiche Agricole e della Salute, inviata dall’Associazione Medici per l’ambiente
Per eventuali contatti: [chi invia la lettera ai singoli comuni in maniera da creare una sorta di referente locale]
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sabato 13 settembre 2008
DA L’AUTRA BANDA DEL FILAR
… il punto di vista di alcuni residenti in Val di Non sul rapporto con l’agricoltura intensiva del melo
Val di Non, GENNAIO 2008
Un po’ di storia moderna dell’agricoltura in Val di Non
· 1700: introduzione in Val di Non del granoturco, al posto del frumento e del farro, per uso alimentare (polenta, farinata (mosa), …) ([1], pag. 184).
· 1797 introduzione della patata in Val di Non ([1], pag. 185).
· dal 1750 al 1950 baco da seta, dove i gelsi venivano messi ai bordi dei campi coltivati ([1], pag. 2007).
· 1800 coltivazione della vite ([1], pag. 186)
· dopo il 1870 la frutticoltura nonesa inizi a dare buoni risultati, ma rimane sempre anche la produzione cerealicola ([1], pag. 203);
· nel 1882 si sono prodotti 4.960 q di frutta: 3.000 q. di mele, 1.500 q. di pere, 200 q. di noci, pesche e ciliegi 80 q, prugne 50 q, cotogni 40 q ed albicocche 10 q ([1], pag. 204)
· nel 1910 la produzione cerealicola nei distretti di Cles e Fondo è stata: frumento 13.052 q. (su 872 ettari coltivati, resa di 15 q/ha), segala 10.804 q (su 730 ha coltivati, resa di 15 q/ha), orzo 3.312 q (su 243 ha, resa 9,6 q/ha a Cles e 18,4 q/ha a Fondo) granoturco 9.192 q (su 301 ha coltivati a Cles con resa di 15,7 q/ha e 186 ha nel distretto di Fondo con resa di 24 q/ha), avena 1.206 q a Cles (118 ha, resa 10,2) e 601 q a Fondo (34 ha, resa 17,7 q/ha) ([1], pag. 193)
· nel 1910 c’erano circa 14.000 capi di bestiame in Val di Non ([1], pag. 197).
· Negli anni 2000 sono state censite circa 60 varietà antiche di mele e pere solo nel comune catastale di Ronzone ([3], pag. 17), ora le varietà coltivate sono 4 o 5 di sole mele, sono scomparse le pere, le noci, i gelsi, i cereali, l’allevamento è notevolmente ridotto ed in crisi.
Vocazione della Val di Non alla frutticoltura
· Il dott. Giuseppe Ruatti (Piazzola di rabbi 1886 - Cles, 1955) metteva in risalto l’ottima predisposizione della Val di Non alla frutticoltura: luminosità durante il ciclo vegetativo, sufficiente temperatura anche in zone elevate, esposizione favorevole di molte plaghe, terreni confacenti alla produzione di numerose specie ([1], pag. 203).
· La mela è una varietà che abbisogna di intensa irrigazione.
· La Val di Non è una valle scarsa di precipitazioni atmosferiche, nel bacino del Noce piovono 972 mm di acqua all’anno contro una media della PAT di 1.111 mm e 1.305 mm massimi sull’Astico ([2], pag. 9)
· Necessità di irrigazione artificiale, primi canali irrigui nel 1700.
· Ora l’acqua è molto scarsa, durante queste ultime estati numerosi comuni della valle vengo riforniti di acqua potabile con autocisterne dalla protezione civile.
Aspetti critici dell’attuale agricoltura intensiva del melo
· L’attività agricola della Val di Non ha un approccio sempre più industriale (bonifiche agrarie con grossi movimenti di terra, disboscamenti, opere di sostegno in cemento armato ed eliminazione dei muri a secco e delle siepi, perdita di biodiversità, uso massiccio di diserbanti, impianti con cemento, metallo e reti…) con una conseguente perdita di bellezza e di fruibilità del territorio.
· Impiego massiccio di fitofarmaci. L’Istituto Agrario di San Michele All’Adige nel 2006 ha consigliato 26 trattamenti fitosanitari e nel 2007 31, costituiti principalmente da insetticidi e fungicidi. Supponendo che tutti gli interventi siano stati eseguiti su tutta la superficie coltivata, sarebbero stati sparsi in val di Non qualche centinaio di tonnellate di pesticidi ogni anno.
PROBLEMA 1: DOPO TANTI ANNI DI USO DI PRODOTTI CHIMICI FITOSANITARI SAPPIAMO CON ESATTEZZA IL LORO CICLO? C’E’ ACCUMULO IN SUOLO, ACQUA E RELATIVI FANGHI?
· Tali sostanze sono distribuite con macchine atomizzatici molto vicino alle case.
· L’uso e la distribuzione delle miscele antiparassitarie è regolata da ordinanze comunali. P.e. a Tuenno l’ordinanza d.d. 20/05/2002 stabilisce che:
o Ada una distanza inferiore da 50 m da abitazioni, edifici e luoghi pubblici, piazzali, orti, giardini, parco urbano i trattamenti antiparassitari si possono fare esclusivamente utilizzando l’apposita lancia ed indirizzando il getto verso il fondo agricolo.
o Dal 1° giugno è vietato irrorare dopo le 11,00 nel centro urbano e nella fascia di rispetto e dalle 11 del sabato alle 24 della domenica ovunque.
o Il mancato rispetto delle ordinanze costituisce un grave pericolo per la salute pubblica.
PROBLEMA 2: ABBIAMO OSSERVATO CHE MOLTO SPESSO TALI PUNTI SONO DISATTESI E NON SI RIESCE A FARE APPLICARE
Dove vanno a finire i pesticidi?
· Secondo alcuni ricercatori solo l’1-3% dei pesticidi arriva al bersaglio, il resto va disperso nell’ambiente (ari, acqua e suolo) (Hall et al. 1985).
· Alcuni principi attivi si trasformano, altri invece sono molto persistenti e rimangono per mesi in circolo. P.e. il Chlorpyrifos (II classe tossico) insetticida sistemico (la PAT scrive):
o È persistente nel terreno;
o Gli effetti negativi sulla fauna utile ne mettono in discussione l’uso nei programmi di difesa guidata.
o E’ altamente tossico per le api;
o E’ molto tossico sugli organismi acquatici;
o Va usato dall’operatore con la massima cautela, tenendo conto la sua tossicità acuta.
Studi scientifici vari affermano:
o Collegare il Chlorpyrifos, pesticida organofosforico ad un gran numero di disturbi nerorologici è cosa già ampiamente studiata.
o E’ uno dei più usati insetticidi nel mondo e si trova in circa 800 prodotti registrati sul mercato
o Il chlorpyrifos era ampiamente usato nelle case americane, quando la U.S. Environmental Protection Agency, nel 2002 ha rivisto la determinazione del rischio di questo ed altri pesticidi organofosforici, proibendo certi usi residenziali.
o Il principale metabolica urinario del chlorpyrifos è stato trovato nella maggior parte nei soggetti inclusi nello studio epidemiologico (denominato National Health and Nutrition Examination Survey 3) e nel 93% dei 102 bambini(ne Minnesota Children’s Exposure Studi) nel 2001
o Uno “Studio - caso - controllo” ha riportato un aumento del rischio linfoma- non Hodgkin’s, fra gli agricoltori maschi esposti al chlorpyrifos negli Stati Uniti ( Waddell BL et AL 2001).
· Nel 2007 l’IASMAA ha prescritto tale prodotto 2 volte a marzo e a giugno: CHI NON ESEGUE TALE TRATTAMENTO RISCHIA UNA MULTA DA 500 A 3.000 €.
· Il tempo che intercorre tra l’effettuazione del trattamento ed il rientro nel campo in sicurezza (TEMPO DI RIENTRO) dovrebbe coincide con il tempo di carenza (Chlorpyrifos = 30 giorni) e comunque non meno di 48 ore, salvo diversa indicazione in etichetta.
PROBLEMA 3: MA CI RENDIAMO CONTO? SIAMO LIBERI DI FREQUENTARE IN SICUREZZA E LIBERTA’ IL NOSTRO AMBIENTE SOPRATTUTTO CON RIFERIMENTO AI BAMBINI?
Che cosa abbiamo fatto?
Da cittadini e genitori ci siamo posti alcune domande ed abbiamo cercato delle risposte tranquillizzanti.
· Dagli anni ’80 la situazione dell’uso dei pesticidi è molto migliorata ed è stata introdotta la lotta integrata regolamentata dal protocollo della lotta integrata. Comunque non sono stati eliminati i prodotti di sintesi, sono stati eliminati quelli con effetti più acuti (forti ed immediati) a favore di prodotti che comunque non sono privi di effetti soprattutto di tipo cronico (legati a bassa esposizione per lungo tempo).
· Da alcuni studi PAT degli anni ’80 emerge che c’è poca conoscenza sull’effettiva degradablità nell’ambiente di tali prodotti e dei loro metaboliti. Non sono noti gli effetti cronici di tali prodotti.
· Uno studio sull’effetto deriva ha dimostrato che anche alla distanza di 100 m gli effetti dei fitofarmaci sulla salute della popolazione dovuto al fenomeno della “deriva” non sono trascurabili e che per almeno il 3% dei principi attivi supera la soglia (Lorenzin e Betta 1993).
· Lo studio “Pesticidi nel piatto 2006” di Legambiente ha evidenziato che nella regione Trentino Alto Adige appena il 17% dei campioni analizzati da parte di laboratori pubblici è senza residui, mentre l’83 % dei campioni presenta uno o più residui. Di questi il 7% supera i limiti di normativa. Nelle mele trentine che superavano tali limiti è stato rilevato anche il principio attivo Acephate, non ammesso nel protocollo del 2007.
· Siamo venuti a conoscenza di almeno un caso di avvelenamento di bambino per contatto accidentale con un erbicida (aprile 2007, Tuenno).
· Studi dimostrano che nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni la pericolosità dell’esposizione a fitofarmaci organofosfati (presenti nel protocollo citato) è 4 volte superiore rispetto agli adulti (“Chemical trepass: pesticidies in our bodies and accountability” 2004); l’Organizzazione Mondiale della Sanità calcolava che nel 2005 le sostanze chimiche uccidessero 5 milioni di bambini nel mondo; numerosi altri studi e dati si potrebbero citare.
· L’alimentazione a base di cibi biologici diminuisce notevolmente il carico corporeo di pesticidi (Emory University, 2005), … .
· Due fitofarmaci hanno ucciso le trote nel Tresenica (almeno 7 quintali di trote), a marzo 2007.
· Tali preoccupazioni stanno emergendo da più parti nella valle, come si legge in diversi articoli apparsi sulla stampa locale. Se ne citano alcuni titoli: Mele: troppi veleni nell’aria (l’Adige 29/07/2007, pag 39), Smog, misuriamo gli antiparassitari (l’Adige 07/08/2007, pag. 50) Allarme pesticidi? (NOS 4/2007 pag 13), Due fitofarmaci hanno ucciso le trote (Trentino, 14/04/2007), ecc.
· Inutile il 50% dei pesticidi secondo Safe Crop il centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto ambientale (istituito nel 2003 e chiuso il dicembre 2007).
· Analisi nei nostri orti: trovato captano e chlorpyrifos nella bietola e nella foglie di zucchine a settembre 2007 in quantità tali da superare i limiti per l’etichettatura di alimenti per bambini e lattanti. IN ORTI DOVE NON VENGONO USTATE SOSTANZE CHIMICHE ARRIVANO GLI EFFETTI DEI TRATTAMENTI PER LE MELE CONTAMINADOLI A LIMITI TALI DA SCONSIGLIARNE L’ALIMENTAZIONE PER BAMBINI.
Che cosa fare?
· Scritta una lettera al Sindaco condivisa da 30 persone per chiedere maggiori controlli sulla corretta applicazione dell’ordinanza ed aprire un dibattito sul problema.
· Di fronte all’insuccesso del punto è stata scritta una lettera condivisa da 700 persone alla PAT in cui è stato chiesto:
o promuovere uno studio aggiornato sulla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua in Val di Non
o di essere informati su quali effetti acuti e cronici abbia portato nella nostra valle e in questi anni l’impiego massiccio di pesticidi in agricoltura sulla salute pubblica con particolare attenzione ai bambini. Se tali effetti vengono esclusi con totale certezza si chiede di fornire gli studi aggiornati e specifici sulla nostra popolazione che hanno portato a tali conclusioni. In caso contrario si chiede di effettuare degli studi mirati e/o screening sulla popolazione.
o di far effettuare dalle autorità competenti più controlli per il rispetto dei protocolli e delle ordinanze esistenti.
o di intervenire con regole di tipo legislativo, ma anche urbanistico, per mitigare la tensione tra la popolazione e l’agricoltura intensiva.
o di limitare l’espansione dell’agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura più pulita.
· Interventi pubblici vari.
Che cosa abbiamo ottenuto?
· Apertura di un dibattito sul problema dei pesticidi in Val di Non.
· Tentativo di dialogo tra: parti economiche (cooperative e sindacati agricoli) – istituzioni pubbliche (PAT, comprensorio C6, comuni) – cittadini. à DIALOGO DIFFICILE à non se ne vuole parlare
· Informato l’ente pubblico, le parti economiche (cooperative e sindacati agricoli) ed i politici della difficile convivenza tra popolazione ed agricoltura.
· Dal punto di vista pratico non è stato ottenuto nulla.
Rimedi ed alternative?
1) allontanare almeno 100 l’uso di pesticidi dalle abitazioni;
2) biodiversità;
3) rispettare le regole che già ci sono: ORDINANZE e PROTOCOLLI. rispetto per le persone;
4) coniugare agricoltura – turismo – ambiente (il valore aggiunto dell’agricoltura è calato del 51% nella PAT dal 1980 al 2006, pertanto è un settore che va bene solo per le massicce sovvenzioni pubbliche).
BIBLIOGRAFIA
[1] Civiltà Anaune - Giuliana Andreotti, Marco Avanzino, Gianni Faustini, Augusto Giovannini, Franco Marzatico, Gino Tomasi, Casa Editrice Publilux, Trento 2001.
[2] Piano generale Utilizzazione delle Acque Pubbliche – PAT – Documento preliminare, Trento giugno 2002.
[3] Profumi e sapori perduti Vol. 1 – Le mele, prima edizione ottobre 2001 – Paolo Odorizzi e Sergio Abram – Editore: Associazione Spadona Ronzone (TN).
Val di Non, GENNAIO 2008
Un po’ di storia moderna dell’agricoltura in Val di Non
· 1700: introduzione in Val di Non del granoturco, al posto del frumento e del farro, per uso alimentare (polenta, farinata (mosa), …) ([1], pag. 184).
· 1797 introduzione della patata in Val di Non ([1], pag. 185).
· dal 1750 al 1950 baco da seta, dove i gelsi venivano messi ai bordi dei campi coltivati ([1], pag. 2007).
· 1800 coltivazione della vite ([1], pag. 186)
· dopo il 1870 la frutticoltura nonesa inizi a dare buoni risultati, ma rimane sempre anche la produzione cerealicola ([1], pag. 203);
· nel 1882 si sono prodotti 4.960 q di frutta: 3.000 q. di mele, 1.500 q. di pere, 200 q. di noci, pesche e ciliegi 80 q, prugne 50 q, cotogni 40 q ed albicocche 10 q ([1], pag. 204)
· nel 1910 la produzione cerealicola nei distretti di Cles e Fondo è stata: frumento 13.052 q. (su 872 ettari coltivati, resa di 15 q/ha), segala 10.804 q (su 730 ha coltivati, resa di 15 q/ha), orzo 3.312 q (su 243 ha, resa 9,6 q/ha a Cles e 18,4 q/ha a Fondo) granoturco 9.192 q (su 301 ha coltivati a Cles con resa di 15,7 q/ha e 186 ha nel distretto di Fondo con resa di 24 q/ha), avena 1.206 q a Cles (118 ha, resa 10,2) e 601 q a Fondo (34 ha, resa 17,7 q/ha) ([1], pag. 193)
· nel 1910 c’erano circa 14.000 capi di bestiame in Val di Non ([1], pag. 197).
· Negli anni 2000 sono state censite circa 60 varietà antiche di mele e pere solo nel comune catastale di Ronzone ([3], pag. 17), ora le varietà coltivate sono 4 o 5 di sole mele, sono scomparse le pere, le noci, i gelsi, i cereali, l’allevamento è notevolmente ridotto ed in crisi.
Vocazione della Val di Non alla frutticoltura
· Il dott. Giuseppe Ruatti (Piazzola di rabbi 1886 - Cles, 1955) metteva in risalto l’ottima predisposizione della Val di Non alla frutticoltura: luminosità durante il ciclo vegetativo, sufficiente temperatura anche in zone elevate, esposizione favorevole di molte plaghe, terreni confacenti alla produzione di numerose specie ([1], pag. 203).
· La mela è una varietà che abbisogna di intensa irrigazione.
· La Val di Non è una valle scarsa di precipitazioni atmosferiche, nel bacino del Noce piovono 972 mm di acqua all’anno contro una media della PAT di 1.111 mm e 1.305 mm massimi sull’Astico ([2], pag. 9)
· Necessità di irrigazione artificiale, primi canali irrigui nel 1700.
· Ora l’acqua è molto scarsa, durante queste ultime estati numerosi comuni della valle vengo riforniti di acqua potabile con autocisterne dalla protezione civile.
Aspetti critici dell’attuale agricoltura intensiva del melo
· L’attività agricola della Val di Non ha un approccio sempre più industriale (bonifiche agrarie con grossi movimenti di terra, disboscamenti, opere di sostegno in cemento armato ed eliminazione dei muri a secco e delle siepi, perdita di biodiversità, uso massiccio di diserbanti, impianti con cemento, metallo e reti…) con una conseguente perdita di bellezza e di fruibilità del territorio.
· Impiego massiccio di fitofarmaci. L’Istituto Agrario di San Michele All’Adige nel 2006 ha consigliato 26 trattamenti fitosanitari e nel 2007 31, costituiti principalmente da insetticidi e fungicidi. Supponendo che tutti gli interventi siano stati eseguiti su tutta la superficie coltivata, sarebbero stati sparsi in val di Non qualche centinaio di tonnellate di pesticidi ogni anno.
PROBLEMA 1: DOPO TANTI ANNI DI USO DI PRODOTTI CHIMICI FITOSANITARI SAPPIAMO CON ESATTEZZA IL LORO CICLO? C’E’ ACCUMULO IN SUOLO, ACQUA E RELATIVI FANGHI?
· Tali sostanze sono distribuite con macchine atomizzatici molto vicino alle case.
· L’uso e la distribuzione delle miscele antiparassitarie è regolata da ordinanze comunali. P.e. a Tuenno l’ordinanza d.d. 20/05/2002 stabilisce che:
o Ada una distanza inferiore da 50 m da abitazioni, edifici e luoghi pubblici, piazzali, orti, giardini, parco urbano i trattamenti antiparassitari si possono fare esclusivamente utilizzando l’apposita lancia ed indirizzando il getto verso il fondo agricolo.
o Dal 1° giugno è vietato irrorare dopo le 11,00 nel centro urbano e nella fascia di rispetto e dalle 11 del sabato alle 24 della domenica ovunque.
o Il mancato rispetto delle ordinanze costituisce un grave pericolo per la salute pubblica.
PROBLEMA 2: ABBIAMO OSSERVATO CHE MOLTO SPESSO TALI PUNTI SONO DISATTESI E NON SI RIESCE A FARE APPLICARE
Dove vanno a finire i pesticidi?
· Secondo alcuni ricercatori solo l’1-3% dei pesticidi arriva al bersaglio, il resto va disperso nell’ambiente (ari, acqua e suolo) (Hall et al. 1985).
· Alcuni principi attivi si trasformano, altri invece sono molto persistenti e rimangono per mesi in circolo. P.e. il Chlorpyrifos (II classe tossico) insetticida sistemico (la PAT scrive):
o È persistente nel terreno;
o Gli effetti negativi sulla fauna utile ne mettono in discussione l’uso nei programmi di difesa guidata.
o E’ altamente tossico per le api;
o E’ molto tossico sugli organismi acquatici;
o Va usato dall’operatore con la massima cautela, tenendo conto la sua tossicità acuta.
Studi scientifici vari affermano:
o Collegare il Chlorpyrifos, pesticida organofosforico ad un gran numero di disturbi nerorologici è cosa già ampiamente studiata.
o E’ uno dei più usati insetticidi nel mondo e si trova in circa 800 prodotti registrati sul mercato
o Il chlorpyrifos era ampiamente usato nelle case americane, quando la U.S. Environmental Protection Agency, nel 2002 ha rivisto la determinazione del rischio di questo ed altri pesticidi organofosforici, proibendo certi usi residenziali.
o Il principale metabolica urinario del chlorpyrifos è stato trovato nella maggior parte nei soggetti inclusi nello studio epidemiologico (denominato National Health and Nutrition Examination Survey 3) e nel 93% dei 102 bambini(ne Minnesota Children’s Exposure Studi) nel 2001
o Uno “Studio - caso - controllo” ha riportato un aumento del rischio linfoma- non Hodgkin’s, fra gli agricoltori maschi esposti al chlorpyrifos negli Stati Uniti ( Waddell BL et AL 2001).
· Nel 2007 l’IASMAA ha prescritto tale prodotto 2 volte a marzo e a giugno: CHI NON ESEGUE TALE TRATTAMENTO RISCHIA UNA MULTA DA 500 A 3.000 €.
· Il tempo che intercorre tra l’effettuazione del trattamento ed il rientro nel campo in sicurezza (TEMPO DI RIENTRO) dovrebbe coincide con il tempo di carenza (Chlorpyrifos = 30 giorni) e comunque non meno di 48 ore, salvo diversa indicazione in etichetta.
PROBLEMA 3: MA CI RENDIAMO CONTO? SIAMO LIBERI DI FREQUENTARE IN SICUREZZA E LIBERTA’ IL NOSTRO AMBIENTE SOPRATTUTTO CON RIFERIMENTO AI BAMBINI?
Che cosa abbiamo fatto?
Da cittadini e genitori ci siamo posti alcune domande ed abbiamo cercato delle risposte tranquillizzanti.
· Dagli anni ’80 la situazione dell’uso dei pesticidi è molto migliorata ed è stata introdotta la lotta integrata regolamentata dal protocollo della lotta integrata. Comunque non sono stati eliminati i prodotti di sintesi, sono stati eliminati quelli con effetti più acuti (forti ed immediati) a favore di prodotti che comunque non sono privi di effetti soprattutto di tipo cronico (legati a bassa esposizione per lungo tempo).
· Da alcuni studi PAT degli anni ’80 emerge che c’è poca conoscenza sull’effettiva degradablità nell’ambiente di tali prodotti e dei loro metaboliti. Non sono noti gli effetti cronici di tali prodotti.
· Uno studio sull’effetto deriva ha dimostrato che anche alla distanza di 100 m gli effetti dei fitofarmaci sulla salute della popolazione dovuto al fenomeno della “deriva” non sono trascurabili e che per almeno il 3% dei principi attivi supera la soglia (Lorenzin e Betta 1993).
· Lo studio “Pesticidi nel piatto 2006” di Legambiente ha evidenziato che nella regione Trentino Alto Adige appena il 17% dei campioni analizzati da parte di laboratori pubblici è senza residui, mentre l’83 % dei campioni presenta uno o più residui. Di questi il 7% supera i limiti di normativa. Nelle mele trentine che superavano tali limiti è stato rilevato anche il principio attivo Acephate, non ammesso nel protocollo del 2007.
· Siamo venuti a conoscenza di almeno un caso di avvelenamento di bambino per contatto accidentale con un erbicida (aprile 2007, Tuenno).
· Studi dimostrano che nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni la pericolosità dell’esposizione a fitofarmaci organofosfati (presenti nel protocollo citato) è 4 volte superiore rispetto agli adulti (“Chemical trepass: pesticidies in our bodies and accountability” 2004); l’Organizzazione Mondiale della Sanità calcolava che nel 2005 le sostanze chimiche uccidessero 5 milioni di bambini nel mondo; numerosi altri studi e dati si potrebbero citare.
· L’alimentazione a base di cibi biologici diminuisce notevolmente il carico corporeo di pesticidi (Emory University, 2005), … .
· Due fitofarmaci hanno ucciso le trote nel Tresenica (almeno 7 quintali di trote), a marzo 2007.
· Tali preoccupazioni stanno emergendo da più parti nella valle, come si legge in diversi articoli apparsi sulla stampa locale. Se ne citano alcuni titoli: Mele: troppi veleni nell’aria (l’Adige 29/07/2007, pag 39), Smog, misuriamo gli antiparassitari (l’Adige 07/08/2007, pag. 50) Allarme pesticidi? (NOS 4/2007 pag 13), Due fitofarmaci hanno ucciso le trote (Trentino, 14/04/2007), ecc.
· Inutile il 50% dei pesticidi secondo Safe Crop il centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto ambientale (istituito nel 2003 e chiuso il dicembre 2007).
· Analisi nei nostri orti: trovato captano e chlorpyrifos nella bietola e nella foglie di zucchine a settembre 2007 in quantità tali da superare i limiti per l’etichettatura di alimenti per bambini e lattanti. IN ORTI DOVE NON VENGONO USTATE SOSTANZE CHIMICHE ARRIVANO GLI EFFETTI DEI TRATTAMENTI PER LE MELE CONTAMINADOLI A LIMITI TALI DA SCONSIGLIARNE L’ALIMENTAZIONE PER BAMBINI.
Che cosa fare?
· Scritta una lettera al Sindaco condivisa da 30 persone per chiedere maggiori controlli sulla corretta applicazione dell’ordinanza ed aprire un dibattito sul problema.
· Di fronte all’insuccesso del punto è stata scritta una lettera condivisa da 700 persone alla PAT in cui è stato chiesto:
o promuovere uno studio aggiornato sulla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua in Val di Non
o di essere informati su quali effetti acuti e cronici abbia portato nella nostra valle e in questi anni l’impiego massiccio di pesticidi in agricoltura sulla salute pubblica con particolare attenzione ai bambini. Se tali effetti vengono esclusi con totale certezza si chiede di fornire gli studi aggiornati e specifici sulla nostra popolazione che hanno portato a tali conclusioni. In caso contrario si chiede di effettuare degli studi mirati e/o screening sulla popolazione.
o di far effettuare dalle autorità competenti più controlli per il rispetto dei protocolli e delle ordinanze esistenti.
o di intervenire con regole di tipo legislativo, ma anche urbanistico, per mitigare la tensione tra la popolazione e l’agricoltura intensiva.
o di limitare l’espansione dell’agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura più pulita.
· Interventi pubblici vari.
Che cosa abbiamo ottenuto?
· Apertura di un dibattito sul problema dei pesticidi in Val di Non.
· Tentativo di dialogo tra: parti economiche (cooperative e sindacati agricoli) – istituzioni pubbliche (PAT, comprensorio C6, comuni) – cittadini. à DIALOGO DIFFICILE à non se ne vuole parlare
· Informato l’ente pubblico, le parti economiche (cooperative e sindacati agricoli) ed i politici della difficile convivenza tra popolazione ed agricoltura.
· Dal punto di vista pratico non è stato ottenuto nulla.
Rimedi ed alternative?
1) allontanare almeno 100 l’uso di pesticidi dalle abitazioni;
2) biodiversità;
3) rispettare le regole che già ci sono: ORDINANZE e PROTOCOLLI. rispetto per le persone;
4) coniugare agricoltura – turismo – ambiente (il valore aggiunto dell’agricoltura è calato del 51% nella PAT dal 1980 al 2006, pertanto è un settore che va bene solo per le massicce sovvenzioni pubbliche).
BIBLIOGRAFIA
[1] Civiltà Anaune - Giuliana Andreotti, Marco Avanzino, Gianni Faustini, Augusto Giovannini, Franco Marzatico, Gino Tomasi, Casa Editrice Publilux, Trento 2001.
[2] Piano generale Utilizzazione delle Acque Pubbliche – PAT – Documento preliminare, Trento giugno 2002.
[3] Profumi e sapori perduti Vol. 1 – Le mele, prima edizione ottobre 2001 – Paolo Odorizzi e Sergio Abram – Editore: Associazione Spadona Ronzone (TN).
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